Lectio per il tempo di Avvento 2024
Angoscia e speranza nei Salmi
Un ripetuto grido di angoscia e, insieme, un’ostinata professione di speranza: sono questi i due registri privilegiati della preghiera dei salmi. Come possono stare insieme angoscia e speranza? Cercheremo di rispondere attraverso la lectio di cinque salmi nei cinque lunedì di Avvento.
L’angoscia è un sentimento abbastanza diffuso ai nostri giorni. Si preferisce non parlarne, soprattutto in Chiesa; nella preghiera si cerca consolazione; la scelta di anche solo nominare l’angoscia minaccia di darle corpo. Eppure quel sentimento non può essere rimosso. Non a caso, esso è così presente nei salmi, che sono la preghiera per eccellenza della Chiesa.
I salmi nascono nel tempio; il loro nome ebraico è “inni” (tehillim); come tali, essi sono testi gioiosi, che celebrano la lode e la gratitudine per le opere di Dio; sono cantati. Il nome greco, “salmi”, allude appunto allo strumento con cui sono accompagnati.
E tuttavia il libro dei 150 salmi, pur redatto inizialmente per la liturgia del tempio, divenne molto presto il libro della preghiera individuale, solitaria, addirittura silenziosa, e soprattutto di lamento, dei figli di Israele dispersi. Appunto attraverso l’uso individuale, lontano dal tempio, si produce la comprensione personale e interiore della tradizione mosaica, e quindi della Legge.
L’annessione dei salmi alla pietà individuale opera nel senso di valorizzare i salmi di lamento. Il nesso tra privilegio dei salmi di lamento e condizione di esilio è efficacemente illustrato da un salmo preciso, che interpreta la preghiera degli esuli in Babilonia:
Sui fiumi di Babilonia, là sedevamo piangendo al ricordo di Sion.
Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre.
Là ci chiedevano parole di canto coloro che ci avevano deportato,
canzoni di gioia, i nostri oppressori: «Cantateci i canti di Sion!».
Come cantare i canti del Signore in terra straniera?
Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra. (Sal 137, 1-5)
La fede cristiana ha fatto uso assai precoce dei salmi, per comprendere la passione di Gesù e per articolare la confessione della fede in Lui. La significativa presenza del riferimento ai salmi nei racconti di passione candida i salmi stessi a vedere confermata la loro qualità di tempio mobile, l’unico che può essere frequentato in condizione di diaspora. Anche la pietà cristiana, nella stagione moderna, successiva alla fine della cristianità, appare in una condizione di diaspora assai simile a quella che da secoli è tipica del giudeo.
La condizione di esilio, e quindi di lontananza dal tempio, prima ancora che determinata dalla fine della cristianità, è attivamente cercata dalla tradizione monastica; essa, condotta lontano dalla città, raccolta nel claustrum, attraverso la recita quotidiana dei salmi propizia l’interiorizzazione del culto. È appunto attraverso la recita dei monaci che i salmi giungono fino a noi.
Programma
Gli incontri si terranno nella Basilica di San Simpliciano dalle ore 21:00 e termineranno entro le ore 22:00.
Di seguito il calendario:
18 novembre: “Mi hai gettato nella fossa profonda, nelle tenebre e nell’ombra della morte” – Il Salmo 88 (87), il più buio del salterio
25 novembre: “Affondo nel fango e non ho sostegno; sono caduto in acque profonde” – Il Salmo 69 (68), l’angoscia come un nuovo esodo
2 dicembre: “Rendimi la gioia d’essere salvato” – Il Salmo 51 (50), angoscia e colpa un nesso inevitabile?
9 dicembre: “Si dissolvono in fumo i miei giorni” – Il Salmo 102 (101), angoscia e solitudine del gufo tra le rovine
16 dicembre: “Tacevo e si logoravano le mie ossa. Ho detto: ‘confesserò la mia colpa’ e tu hai rimesso il mio peccato” – Il Salmo 32 (31), la confessione come medicina dell’angoscia
Archivio incontri:
