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«GUAI A VOI FARISEI IPOCRITI»

Una denuncia che tutti ci riguarda

Meditazioni bibliche di Mons. GIUSEPPE ANGELINI

I lunedì del tempo di Quaresima saranno dedicati, come di consueto, a una meditazione sui testi biblici. Quest’anno il tema scelto è tratto dal libro di Giobbe e si concentrerà sulla sofferenza come scuola di speranza.

Nella lingua cristiana il termine fariseo ha assunto la consistenza di un insulto, e la lingua cristiana è diventata la lingua dell’Occidente tutto. All’origine di tale consistenza sta l’immagine del fariseo proposta nei vangeli. Proposta, prima ancora dalla denuncia di Gesù. Quell’immagine appare come uno stereotipo caricaturale; Gesù usa spesso iperboli. Per esempio: Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell’anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà (Mt 23, 23).  In quel passo il “guai” è ripetuto sette volte; il passo appare come un’epigrafe scritta da Gesù al termine del suo ministero sui responsabili della sua condanna.

Le recenti e dolorose vicende dell’antisemitismo hanno acceso un sospetto nei confronti di questa immagine stereotipa del fariseo: essa pare avere alimentato il disprezzo del giudeo.

Il movimento farisaico era già ai tempi di Gesù interprete massimo della dell’identità religiosa giudaica e della sua resistenza alla pressione dell’ellenismo; esso minacciava di appiattire tutte le tradizioni religiose. Dal movimento farisaico sorsero poi i rabbini tannaiti, le cui sentenze confluirono nel talmud. La matrice farisaica ha in tal senso un rilievo decisivo per rapporto alla configurazione del giudaismo nella stagione della diaspora. Un tratto qualificante di quella configurazione fu il distanziamento dal cristianesimo e dalla lettura che esso dava della Legge e dei profeti. 

Alla luce dell’antisemitismo e delle stragi perpetrate in suo nome l’immagine caricaturale dei farisei prospettata nei vangeli e negli scritti del Nuovo Testamento in genere appare pericolosa. I fautori del dialogo ebraico cristiano tentano nei tempi recenti una sorta di riabilitazione del fariseo e la valorizzazione del suo apporto alla tradizione mosaica. 

La vicenda del giudaismo successiva alla diffusione della predicazione cristiana illustra con chiarezza innegabile il tratto alternativo delle due letture, giudaica e cristiana, della legge e dei profeti; in questo quadro si esaspera la critica cristiana della lettura farisaica della Legge. Ma la critica del fariseo non può essere in alcun modo messa soltanto sul conto della polemica successiva alla pasqua di Gesù. 

A prescindere dalla questione posta dal compito di ricostruire la consistenza storica del movimento farisaico, la denuncia del fariseo proposta nei vangeli appare di permanente attualità fino ad oggi. Essa molto aiuto illumina la cattiva fama della morale. Più in radice, aiuta ad intendere le forme facili che assume la degenerazione legalistica dell’osservanza morale.

Quanto a fariseismo, nessuno è al di sopra di ogni sospetto. Nella meditazione di alcuni documenti della denuncia che Gesù esprime nei confronti del lievito dei farisei cercheremo alimento per un esame di coscienza personale. 

Ci soffermeremo sui passi più significativi di questo percorso, seguendo il calendario degli incontri:

Programma

📍 Basilica di San Simpliciano – ore 21:00

  • 23 febbraio – Possono gli amici dello sposo digiunare? (Marco 2, 18-22)
  • 2 marzo – Il comandamento di Dio e la vostra tradizione (Marco 7)
  • 9 marzo – Le opere buone fatte davanti agli uomini (Matteo 6, 1-18)
  • 16 marzo – Seduti in cattedra insegnano agli altri (Matteo 23)
  • 23 marzo –  “Ti ringrazio per hé non sono come gli altri” (Luca 8, 9-14)

Archivio Incontri

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